I verbali della riunione della Fed di giugno hanno rivelato un atteggiamento della banca centrale molto più restrittivo di quanto il mercato avesse ipotizzato, rimuovendo l'ultimo accenno a un possibile allentamento della politica monetaria nel prossimo futuro. Il segnale chiave è semplice: dal testo del comunicato è scomparso qualsiasi riferimento a futuri tagli dei tassi, e la decisione di mantenere la forchetta 3,50–3,75% è stata presa all'unanimità, con 12 voti a favore e 0 contrari. Si tratta di un'unità esemplare dopo settimane di speculazioni su possibili spaccature all'interno del Comitato.

La Fed ha riconosciuto esplicitamente che l'inflazione resta al di sopra dell'obiettivo del 2% e ha elencato un insieme di ragioni per questa pressione: dazi, energia, il conflitto in Medio Oriente, la chiusura dello Stretto di Hormuz e la forte domanda legata agli investimenti in intelligenza artificiale. Questo insieme ampio e diversificato di fattori dimostra che la Fed non considera l'inflazione attuale un fenomeno circoscritto o puramente transitorio, ma piuttosto la conseguenza di pressioni simultanee su più fronti, incluso un aumento strutturale della domanda dovuto al boom dell'IA.
Il segnale più inquietante emerso dai verbali è il riconoscimento esplicito che esistono già gli argomenti a favore di un aumento dei tassi. Diversi membri del Comitato hanno affermato che in questa riunione vi erano motivi per inasprire la politica monetaria, ma alla fine hanno optato per una pausa. Si tratta di un cambiamento fondamentale rispetto alla precedente retorica di semplice mantenimento dei tassi invariati. La Fed ha di fatto comunicato al mercato che mantenere i tassi invariati era una scelta, non l'unica opzione, e che una parte del Comitato avrebbe preferito misure più rigorose. Alcuni rappresentanti hanno ammesso la possibilità di aumentare i tassi in futuro se l'inflazione dovesse restare elevata a causa della domanda legata all'IA, dei dazi o del conflitto in Medio Oriente, ossia proprio i fattori che oggi sono alimentati dalla recente escalation e dai raid militari USA sull'Iran.
Il quadro economico delineato nei verbali fornisce alla Fed le ragioni per non affrettare decisioni in entrambi gli aspetti del suo mandato. Il mercato del lavoro rimane stabile, il tasso di disoccupazione è pressoché invariato e l'occupazione cresce in linea con l'aumento dell'offerta di lavoro. L'economia continua a registrare una crescita solida, sostenuta dai consumi, da utili aziendali robusti e dagli investimenti in IA. Una economia forte dà alla Fed il margine per adottare una politica restrittiva, poiché il regolatore non deve scegliere tra inflazione e occupazione.
All'interno del Comitato si è chiaramente delineata una spaccatura sulla traiettoria dei tassi entro fine anno, e questo è il punto centrale dei verbali. Alcuni presidenti ritengono che i tassi di interesse debbano rimanere al livello attuale o essere leggermente inferiori entro la fine dell'anno; tuttavia un numero maggiore di partecipanti ha dichiarato che il tasso a fine anno dovrebbe essere al di sopra dell'attuale forchetta. Si tratta quindi di uno spostamento del baricentro verso i «falchi», non di un semplice equilibrio di opinioni.
Lo scenario base ora considerato è l'assenza totale di cambiamenti dei tassi fino all'inizio del 2027, con un solo taglio previsto nel secondo trimestre del 2027. Per la prima volta, inoltre, è stata presa in considerazione in modo concreto la possibilità di un rialzo a metà 2027. Si tratta di uno spostamento radicale rispetto alle attese di pochi mesi fa, quando molti scontavano un allentamento già nel corso dell'anno successivo dopo dati occupazionali deboli.
La pubblicazione dei verbali è avvenuta in un momento estremamente sfavorevole per i sostenitori di una politica monetaria accomodante: è coincisa con nuovi raid aerei USA sull'Iran e con il ritiro della licenza di vendita di petrolio iraniano. Per il dollaro i verbali rappresentano un chiaro sostegno. I prossimi dati sull'inflazione e l'evoluzione della situazione attorno allo Stretto di Hormuz saranno determinanti per capire se questo scenario più restrittivo si concretizzerà.
