
Macquarie ha rivisto le sue previsioni sui prezzi dell’oro e dell’argento per il 2026, citando l’estrema volatilità del mercato e l’impatto dei recenti eventi politici e macroeconomici.
Secondo lo stratega della banca Peter Taylor, gli scenari che Macquarie aveva in precedenza indicato si sono realizzati più rapidamente e in modo più deciso del previsto. In particolare, l’oro ha raggiunto i 5.000 dollari l’oncia a causa delle preoccupazioni sulla leadership della Federal Reserve statunitense, mentre l’argento ha mostrato un brusco ritracciamento, confermando la sua storica propensione alla forte volatilità.
La banca ha alzato le sue previsioni sul prezzo medio dell’oro per il primo trimestre 2026 a 4.590 dollari l’oncia, rispetto ai precedenti 4.300 dollari. La stima per il secondo trimestre è stata portata da 4.200 dollari a 4.300 dollari. La previsione media annuale per il 2026 è stata rivista al rialzo a 4.323 dollari l’oncia, rispetto ai precedenti 4.225 dollari.
Anche le stime per l’argento sono state significativamente riviste al rialzo. Il target per il primo trimestre 2026 è ora fissato a 75 dollari l’oncia contro i 55 dollari precedenti, mentre il prezzo medio atteso per l’anno è salito da 57 dollari a 62 dollari.
Taylor ha osservato che gennaio è stato particolarmente denso di eventi rilevanti. Tra i fattori chiave ha citato le minacce di procedimenti penali nei confronti del presidente della Fed, l’arresto e l’estradizione di Nicolás Maduro, l’aumento dell’attenzione sulla Groenlandia con possibili misure tariffarie contro alcuni paesi della NATO, e il rafforzamento della presenza militare intorno all’Iran.
A suo avviso, i mercati delle materie prime hanno mostrato una dinamica robusta, nonostante i movimenti dei prezzi spesso non siano in linea con i fondamentali. Questo, ha aggiunto lo stratega, ha contribuito a uno dei migliori risultati mensili per il settore delle materie prime degli ultimi tempi.
Macquarie ha però precisato che, al momento, si asterrà dal rivedere le sue previsioni a lungo termine per oro e argento, citando la continua discrepanza tra i fondamentali e il livello di volatilità sul mercato dei metalli preziosi.