
L'amministrazione di Donald Trump ha fortemente esortato Apple a interrompere l'acquisto di chip di memoria dai produttori cinesi. Secondo il Wall Street Journal, che cita fonti interne, l'ultimatum arriva in un momento estremamente inopportuno per il colosso tecnologico: l'azienda è alla disperata ricerca di nuovi fornitori a causa della carenza globale di componenti, innescata dal boom dell'intelligenza artificiale.
L'intervento della Casa Bianca segna un nuovo punto di tensione tra le autorità e il management di Apple. Washington continua a esercitare pressioni sistematiche sull'azienda, chiedendo che riporti le sue catene di produzione negli Stati Uniti. L'amministrazione ha già parzialmente raggiunto il suo obiettivo: la Casa Bianca aveva precedentemente fatto pressioni per un accordo in base al quale alcuni chip di Apple sarebbero stati prodotti dall'azienda americana Intel, mentre la produzione di pellicole protettive per iPhone e Apple Watch sarebbe stata localizzata negli Stati Uniti.
Tuttavia, il tentativo di rendere l'intera produzione completamente americana si scontra ancora con difficili vincoli logistici. Pur avendo ampliato la capacità di assemblaggio del Mac Mini nello stabilimento texano, la maggior parte della sua catena di approvvigionamento rimane strettamente legata all'Asia; al momento Cupertino sta puntando più sull'India per la diversificazione dei rischi, dove si intensificano le attività di assemblaggio dei nuovi iPhone.
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