
L'indice azionario statunitense S&P 500 è salito a un nuovo massimo storico, chiudendo per la prima volta sopra la soglia dei 7.800 punti. Il mercato ha recuperato terreno nonostante un insieme di fattori avversi. Gli investitori hanno continuato ad acquistare azioni anche di fronte al balzo dei prezzi dell'energia, alla crescita dei rendimenti dei titoli di Stato fino ai picchi del 2002 e alla decisione della Federal Reserve di riprendere l'aumento del tasso di riferimento dopo la pausa.
Il motore principale del rialzo resta l'entusiasmo per l'intelligenza artificiale e i solidi risultati finanziari delle società. A differenza delle ondate rialziste precedenti, l'impulso attuale è stato fornito da un gruppo ristretto di giganti tecnologici che investono in infrastrutture e microchip di nuova generazione. Un esempio eclatante sono i piani di Amazon di destinare circa 200 miliardi di dollari in spese in conto capitale. Gli utili sostenuti dei leader del settore convincono il mercato della solidità del loro business, nonostante l'incertezza generale.
Nemmeno le interruzioni nelle forniture di greggio attraverso lo Stretto di Hormuz, che hanno fatto risalire i prezzi del petrolio a 100 dollari al barile, hanno intaccato l'ottimismo degli investitori. L'aumento dei rendimenti dei Treasury USA oltre il 5,3% non ha invece causato fughe di capitali dai mercati azionari. Gli esperti sottolineano che il mercato azionario statunitense resta il principale polo mondiale di attrazione di capitali grazie al suo stabile rapporto tra rischio e rendimenti a lungo termine.
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